Appena mi sarò calmato con le ripubblicazioni proverò ascriverequalcosa di nuovo e di originale,promesso.
Uno dei motivi per cui non ho più scritto in questo blog è stata l'uscita dell'ultimo titolo della Bethesda, The elder scrolls:Skyrim.
Dopo una sessantina di ore di gioco, non ho potuto fare a meno di come il mondo di gioco rispecchi il cambiamento della situazione politico economica rispetto all'uscita dei titoli precedenti, vale a dire Morrowind e Oblivion.
Infatti all'inizio ci troviamo coinvolti nostro malgrado in un'operazione antiterrorismo dell'Impero cyrodilico, che ha come scopo di eliminare il capo dei ribelli nella provincia di Skyrim.
Naturalmente non tutto va per il verso giusto e le cose si complicheranno:a questo punto inizierà il nostro viaggio e capiremo di trovarci in una situazione politica piuttosto complessa.
Infatti l'Impero è stato sconfitto pesantemente dagli elfi alti e tra le clausole del trattato di pace c'è la rinuncia al culto della principale divinità imperiale Talos, che invece è particolarmente sentito nella provincia di Skyrim.
Ciò scatena una rivolta secessionista tra i cui motivi determinanti c'è anche la religione e volendo potremo decidere da quale parte schierarci, un pò come accadeva in Gothic 3.
Inoltre spesso ci troveremo in mezzo tra cittadini fedeli all'Impero e altri che sostengono la ribellione, il che ci costringerà a decidere tra una neutralità e una scelta di campo.
Ovviamente la sconfitta militare ha indebolito gravemente l'Impero, col risultato che alcune province sono diventate autonome, mentre altre si sono indebolite anche per disastri naturali.
Giocando non si può fare a meno di provare un pò di tristezza, specie se siete veterani di Oblivion e e Morrowind, dove c'era un impero all'apice del suo potere e qui è quasi l'ombra di sé stesso.
Di sicuro visitare Skyrim e sentire un sacerdote predicare l'odio contro l'Impero e gli elfi lascia il segno,così come lo lascia assistere all'esecuzione pubblica di un sostenitore dei ribelli.
Forse alla fine il vero protagonista di Skyrim non è il Dragonborne, ma il mondo di gioco che ricorda parecchio il villaggio globale nel 2011.
Ci manca solo solo la crisi finanziaria, ma l'invasione demoniaca del titolo precedente ha avuto degli effetti simili, perciò direi che stiamo a posto.
Da questo punto di vista anche Skyrim è un titolo post apocalittico, anche se meno evidente rispetto agli ultimi due Fallout.
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