sabato 13 aprile 2013

L'ombra di Kurtz

Altro giro,altro post pubblicato originariamente su wundergammer.com col preziosissimo supporto di urfaut.
Qui ho fatto solo alcune aggiunte minori,come i nomi delle opere in italiano:tra parentesi l'ultima citazione di Nietzsche si trova anche nel filmato iniziale dell'Enhanced edition di Baldur's gate.

Una delle cose più paradossali in ambito artistico è quando uno dei nemici dell’eroe protagonista della storia, riesce ad affascinare il pubblico più dell’eroe che dovrebbe combatterlo. Affinché accada questo, però il pubblico deve provare empatia per il cattivo, e questo è possibile solo se lui è talmente ben delineato da risultare vicino al fruitore.
I primi esempi che mi vengono in mente sono alcuni boss di Clive Barker’s Jericho, vale a dire il vescovo Mathieau e il tribuno romano Vicus:  il primo è paradossalmente diventato un mostro per il terrore della dannazione, mentre il secondo si realizza nella ricerca del piacere volto a soddisfare i suoi peggiori istinti animaleschi.
Un’altra situazione affascinante è quello dell’eroe che si trova in un mondo ostile lontano dalla civiltà, e qui regredisce moralmente e fisicamente fino a diventare un mostro.

Gli esempi sono diversi e possiamo citare Anakin Skywalker, il principe Arthas, e i protagonisti di Heart of  Darkness (in italiano Cuore di tenebra) e Apocalypse Now (entrambi chiamati Kurtz).
In realtà pur essendo simili tra di loro è sbagliato metterli sullo stesso piano: infatti  Arthas e Anakin sono dei soggetti mentalmente disturbati fin dall’infanzia, che alla fine sono stati corrotti da una forza esterna (rispettivamente il Re dei Lich e il senatore Palpatine) a cui si sottometteranno quasi totalmente, come se cercassero una figura materna amorevolmente perversa, mentre da quello che sappiamo gli altri antieroi sembra che abbiano fatto tutto da soli, senza l’aiuto di nessuno e obbedendo in seguito soltanto a se stessi.
Quando nel 1899 Joseph Conrad scrisse Heart of  Darkness (in italiano Cuore di tenebra), forse non immaginava di aver creato un motivo letterario talmente forte, che sia pur rielaborato in varie forme avrebbe influenzato diverse generazioni.

Il racconto è ambientato nel Congo Belga durante uno dei più brutali episodi del colonialismo, e il compito del protagonista (un certo Marlow) è  trovare un agente di una compagnia commerciale chiamato Kurtz, che sembra sia impazzito facendosi adorare come un dio dagli indigeni.
Il viaggio nella foresta equatoriale è carico di tensione, tensione che si manifesta appena Marlow vede in prima persona ciò che ha davvero compiuto Kurtz: al di là del messaggio secondo cui al centro della missione civilizzatrice dell’uomo bianco c’è un cuore di tenebra, la cosa che impressiona di più è la regressione di Kurtz che trascende i normali confini del male andando amoralmente più in là di Hitler, Stalin o Mao, che almeno seguivano una loro logica. In Kurtz il tema dominante invece è il desiderio di potere allo stato puro, senza alcuna giustificazione ideologica, una cosa quasi animalesca se non fosse che gli animali non arrivano mai a questi livelli.

Nel 1979 esce nelle sale cinematografiche Apocalypse Now di Francis Ford Coppola,  un film ambientato durante la guerra del Vietnam, dove il protagonista è il capitano Willard, un ufficiale americano che viene inviato in Cambogia ad uccidere il colonnello Kurtz (interpretato da un ottimo Marlon Brando), un ex membro delle forze speciali che sta combattendo una sua guerra personale contro i vietcong e per fare questo ha realizzato nella giungla un suo regno personale e, anche in questo caso, gli indigeni lo considerano una divinità.
Tutto il film è una lenta discesa verso l’inferno attraverso la corruzione morale portata dalla guerra, viaggio che termina alla presenza del colonnello Kurtz, che rispetto al suo omologo del racconto di Conrad è fin troppo loquace, poiché i suoi discorsi pur essendo amorali hanno la loro verità, sebbene sia sgradevole da accettare.
Verso la fine del 2008 esce su varie piattaforme Far Cry 2, un titolo molto controverso dal punto di vista del gameplay, che a differenza del predecessore è ambientato in Africa, e reso più interessante dal fatto gli sviluppatori hanno ammesso di essersi ispirati per la trama a Heart of  Darkness (in italiano Cuore di tenebra).

Lo scopo del protagonista è recarsi in uno stato africano dilaniato da una guerra civile interminabile e uccidere lo Sciacallo, un trafficante d’armi che rifornisce entrambe le fazioni in lotta. Dopo aver scelto il nostro avatar tra una rosa di mercenari con varie esperienze militari, arriviamo nel paese ma durante il tragitto verso l’albergo siamo colpiti da un attacco di malaria.

Mentre ci svegliamo in preda ad una violenta febbre troviamo al nostro capezzale lo Sciacallo che anziché ucciderci, cita una frase di Nietzsche tratta da Jenseits von Gut und Böse* (se v’interessa si trova nel capitolo 13 della prima parte del libro, anche se la traduzione della Ubisoft non è molto fedele): “Gli esseri viventi ambiscono ad imporsi con la forza. La stessa vita è sete di potere. Null’altro conta”, mostrandoci così quella che sembra essere la sua filosofia di vita, dopodiché ci lascia liberi di tornarcene sconfitti a casa.
Ovviamente noi non gli siamo per nulla grati, e perciò cercheremo di ucciderlo alleandoci con le varie fazioni che lottano per ottenere il potere nel paese. Durante i nostri viaggi veniamo a conoscenza di diverse voci inquietanti, come che lo Sciacallo sembra sia malato di cancro, oppure che secondo la mitologia indigena quando lo sciacallo (qui inteso come un’animale mitologico del paese) si manifesterà, inizierà l’apocalisse: ovviamente sembra che qualcuno l’abbia già avvistato, ma onestamente questa notizia non ci sorprende.


Ad un certo punto le varie fazioni per ringraziarci del nostro aiuto cercheranno di eliminarci e saremo salvati solo dall’arrivo dello Sciacallo, che in questa occasione ne approfitta per farci un discorso sul cancro che sicuramente uno non si aspetta da Veronesi. Dopo una lunga serie di avventure che ci immergono nella corruzione morale del paese (il tema della corruzione è il leitmotiv del gioco), alla fine lo Sciacallo ci rivelerà il suo piano, cioè salvare le cellule sane del paese-corpo (i civili) e uccidere ed isolare quelle tumorali (le fazioni in lotta tra di loro insieme a chi deve combatterle), che così separate da quelle sane si combatteranno a vicenda senza danneggiarle: dal punto di vista medico è una cura radicale che oltre a distruggere le cellule malate elimina anche le cellule del sistema immunitario che lottano contro la malattia, e questo perché sono corrotte anche loro e potrebbero assumere una forma neoplastica, ricominciando così tutto da capo. Non voglio rivelarvi altro, ma sappiate che il finale è davvero drammatico, al punto che vi lascerà riflettere a lungo anche dopo che avrete smesso di giocare.

Alla fine malgrado Far Cry 2 abbia i suoi difetti (principalmente la ripetitività), la trama riesce ad coinvolgere il giocatore in un ambiente dove la corruzione morale vive e respira come se fosse un essere vivente. Inoltre lo Sciacallo conferma la tesi che dobbiamo temere di più i cattivi che discutono con noi esponendoci le loro idee, rispetto a quelli che esistono solo per farsi ammazzare. Infatti l’Arcidemone di Dragon Age rappresenta una semplice forza bruta senza controllo, di cui dobbiamo avere paura ma è alieno da noi perché è privo di ragione, come possono esserlo un tornado o un incendio . Al contrario i due Kurtz, Vicus, Arthas e lo Sciacallo sono persone come noi, che ad un certo punto  hanno seguito una strada che potremmo scegliere anche noi: forse li temiamo e ci affascinano perché ci rispecchiamo in loro e senza volerlo ammettere sappiamo che potremmo trovarci noi al posto loro.

Sinceramente credo che su questo argomento la parola definitiva l’abbia scritta Friedrich Nietzsche, nel quarto capitolo di Jenseits von Gut und Böse*: ”Chi combatte i mostri deve stare attento a non diventare un mostro lui stesso, perché quando scrutiamo in un abisso anche l’abisso scruta dentro di noi”.
E’abbastanza difficile dargli torto.

*(in italiano Al di là del bene e del male)

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