martedì 25 dicembre 2012

L'infiltrato



Oggi è il 25 dicembre e i miei (scarsi) lettori si aspetteranno un post natalizio:effettivamente affronterò qualcosa che a che fare con la religione,vale a dire il terrorismo a sfondo religioso.

Su questo argomento sono già stati spesi fiumi di parole con risultati alterni,al punto che probabilmente molti di voi saranno tentati di andare su Youporn piuttosto che sentirne parlare un'altra volta.

Per fortuna ogni tanto escono dei libri che affrontano questo problema in modo originale ed interessante come nel caso de L'infiltrato, l'ultima opera di Antonio Salas (un giornalista investigativo spagnolo poco noto da noi).
Per svolgere il suo lavoro durante le sue inchieste assume un'identità che gli permetta di entrare nei gruppi che vuole studiare (naturalmente durante l'infiltrazione evita di commettere reati, sebbene ciò non sia sempre facile),in maniera tale da farsi accettare nel gruppo in cui vuole entrare (in questo caso l'universo dell'estremismo islamico).

Tra i suoi precedenti ricordiamo delle inchieste nel mondo dei naziskin e della prostituzione:ciò gli ha fatto avere diversi nemici che hanno addirittura messo delle taglie sulla sua testa.
In questo libro egli ha assunto l'identità di un militante islamico palestinese e l'infiltrazione è andata talmente bene che alla fine ha curato il blog di Ilich Ramirez Sanchez,un terrorista più noto col nome di Sciacallo.
Leggendo L'infiltrato si rimane colpiti dalla bravura di Antonio Salas nel crearsi un'identità fittizia sia nel cyberspazio che nella realtà (oltre a convertirsi all'islam è arrivato al punto di afrsi circoincidere),sebbene ciò abbia richiesto degli sforzi psicologici piuttosto pesanti.

Il libro nonostante sia molto voluminoso alla fine si legge bene, malgrado ci siano alcune parti  noiose per chi non vive in Spagna (come la storia dei membri dell'Eta presenti in Venezuela).
Il tono è asciutto e molto obiettivo,lontano dagli eccessi de La rabbia e l'orgoglio:ciò non vuol dire che appoggi i terroristi,ma neanche che chiuda gli occhi sulle colpe dell'Occidente.
Alla fine del libro ci lascia una visione dell'islam molto più complessa di quella che spesso ci propinano i nostri mass media e leader politici, il che all'inizio è molto disorientante (ma non preoccupatevi, è capitato lo stesso anche ad Antonio come ammette con molta sincerità e un pò d'imbarazzo).

Più che un'inchiesta L'infiltrato sembra quasi un romanzo di buona qualità,solo che invece è tutto vero.
Consigliato a chi desidera approfondire meglio quest'argomento e a chi cerca di giornalisti seri che non facciano propaganda politica o non parlino solo di gossip.

Potrei spendere molte altre parole,ma alla fine credo che la miglior soluzione sia presentarvelo con una
sua intervista:buona lettura e buon Natale!




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